Trova la cura per il figlio malato: madre coraggio batte la scienza.

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Quando la medicina ufficiale sbaglia e ti condanna irreversibilmente tuo figlio. Questa testimonianza è solo una delle tante in vari ambiti e circostanze, il miglior dottore è l’istinto.
La differenza sta tutta in una «s», ma tra panda e «Pandas» c’è lo stesso contrasto che distingue il riso dal pianto. Il primo è il buffo animale simbolo del Wwf e beniamino di tutti i bambini, la seconda è una malattia rara che i bimbi li aggredisce all’improvviso, attraverso un virus che attacca il loro cervello, come una meningite. Mamma Loretta l’ha scoperto con una telefonata da scuola, l’anno scorso, dall’altro capo del filo c’erano le professoresse di Federico (nome di fantasia) che l’avvisavano che da un po’ di tempo suo figlio si comportava in modo strano. Spesso era ansioso e qualche volta depresso, il suo corpo era scosso da tic nervosi, faticava a concentrarsi e persino a scrivere e a rispondere durante le interrogazioni.

«Abbiamo iniziato un’interminabile trafila da pediatri e psicologi – racconta mamma Loretta, che nella sua prima vita è stata per vent’anni ricercatrice alla Nasa, negli Usa -. Federico ad appena dodici anni ha trascorso 17 giorni in un reparto psichiatrico e alla fine per i medici la diagnosi era disturbo ossessivo compulsivo, ovvero mio figlio era diventato schizofrenico». Mamma Loretta però non era convinta. I sintomi di Federico, angoscia e la mania di lavarsi continuamente le mani, si erano manifestati all’improvviso dopo una faringite. «Ero disperata e mi sono messa a studiare notte e giorno – racconta -. Dopo cinque giorni mi sono imbattuta in una ricerca della neuroscienziata pediatrica Susan Swedo, che lavora al National Institutes of Health di Washington, il primo medico al mondo a ipotizzare l’esistenza della Pandas».

Il terribile panda con la s, ovvero l’acronimo di «Pediatric autoimmune neuropsychiatric disorders associated with streptococci», una fortissima reazione allergica causata da quello che i medici chiamano «streptococco Beta emolitico di gruppoIl batterio che innesca la sindrome Pandas A», ma che le mamme di tutto il mondo conoscono come faringite spesso associata ad otite. Proprio la malattia che aveva avuto Federico, allora la speranza di mamma Loretta si è riaccesa. «Ho raccontato ai medici che avevano seguito mio figlio della Pandas – ricorda – ma loro mi hanno risposto che non potevano credere al fatto che un batterio (nella foto a destra) potesse causare quel danno. Si sono addirittura rifiutati di fargli il tampone faringeo, un esame che costa appena nove euro». A fare l’esame e scoprire la verità sulla malattia del figlio ci ha pensato lei.

Abituata a passare notti insonni in laboratorio per mandare gli astronauti nello spazio, con un banale antibiotico ha guarito Federico, vincendo insieme a lui l’incubo di quel panda con la «s». Per lui e per tutti gli altri bambini del mondo, in collaborazione con l’Università dell’ Insubria e l’ospedale Sant’Anna ha deciso di organizzare un convegno internazionale, che si aprirà domani a Como, dedicato alle sindromi scatenate da reazioni autoimmuni alle malattie infettive dell’infanzia. Curabili purché diagnosticate in tempo. «La Pandas è una tragedia non perché manchino le opzioni terapeutiche. Una volta individuata – conclude -, basta un antibiotico che costa pochi euro per curarla, ed evitare danni permanenti».

FONTE: http://www.lanazione.it/sindrome-pandas-1.1333356

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