TRE BANCHE ITALIANE A RISCHIO FALLIMENTO, LE SALVERANNO I CORRENTISTI?

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Tre sono le banche italiane a rischio fallimento, la Banca delle Marche, la Banca Popolare dell’Etruria ( il Vice Presidente è Luigi Boschi, il papà della ministra Maria Elena ) e la cassa di risparmio di Ferrara; tutte commissarriate dalla Banca d’Italia.

La Banca delle Marche è quella più a rischio ha bisogno di una ricapitolazione per 1,2 miliardi di euro, operazione quasi impossibile.

Situazione grave ma meno complicata per La Banca Popolare dell’Etruria, quella in cui Licio Gelli ( P2 ) aveva il famoso conto “Primavera”, dove diversi affiliati alla loggia versavano le proprie quote di partecipazione, dopo diversi piani di salvataggio è ancora rischio fallimento e per la Carife che ha già avuto un aiuto.

Tutte e tre le banche per evitare il fallimento devono trovare dei capitali freschi in breve tempo altrimenti dovrà intervenire con un altro piano di salvataggio il fondo interbancario di garanzia con un’igniezzione di liquidità per 2 miliardi di euro.

Il piano di salvataggio dovrà poi essere approvato dalla Banca d’Italia e dalla Banca Centrale Europea e tutto entro il primo gennaio 2016, data di entrata in vigore della direttiva europea sulla risoluzione delle crisi bancarie (Brrd), che da poco e’ stata inserita anche nella legislazione italiana. La direttiva prevede che dopo gli azionisti ed i creditori, siano chiamati a contribuire in casi di fallimento anche i detentori di obbligazioni “unsecured” e persino i titolari di conti correnti al di sopra dei 100 mila euro di questo istituto di credito.

Se la Banca delle Marche dovesse fallire la Banca d’Italia dovrebbe intervenire con 7,5 miliardi di euro per coprire i conti correnti sotto i 100.000 euro.

Situazione complicata per i correntisti di queste tre banche, se non dovesse riuscire il salvataggio saranno chiamati a rispondere con i propri risparmi.

Questo si chiama socialismo al limone, le perdite si socializzano e i profitti si privatizzano.
Tutto questo però non sarebbe potuto avvenire se Mario Draghi e nel 1993 quando era direttore generale del ministro del tesoro abolì la separazione bancaria tra banche commerciali e banche d’investimento introdotta dal fascismo proprio per evitare queste situazioni.

La riforma bancaria del “Duce” fu fatta copiando Il famoso Glass-Steagall act del 1933 voluto da Roosevelt per evitare le crisi come quella del 1929.

Così facendo si è tornati alla banca universale ( tanto cara ai tedeschi ) che espone i correntisti ad un forte rischio.

FONTE:

http://dannicollaterali.altervista.org/tre-banche-italiane-a-rischio-fallimento-le-salveranno-i-correntisti

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