L’ex vicedirettore della Cia ”spiega” perché Obama non ha attaccato prima le infrastrutture petrolifere dell’ISIS

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Ancora prima ancora dell’abbattimento del caccia russo da parte della Turchia, la domanda più importante che in pochi si sono posti riguardante l’ISIS è da dove provengono i finanziamenti per l’organizzazione terroristica e, cosa più importante, dal momento che tutti tacitamente sanno da dove provengono i finanziamenti, perché la coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti non ha fatto nulla per fermare le centinaia di milioni di introiti provenienti dal petrolio che finanziano il gruppo terroristico meglio organizzato al mondo.

A dire il vero, precisa il blog americano Zerohedge, gli unici che in realtà hanno fatto qualcosa per fermare le infrastrutture petrolifere dell’ISIS sono stati i russi, i cui bombardamenti sui percorsi petroliferi dello Stato islamico potrebbero non solo aver contribuito all’attacco fatale da parte della Turchia del Su-24 russo, ma ha intensificato le domande sul perché la campagna di bombardamenti guidata dagli Stati Uniti era stata così tristemente incapace di colpire l’ISIS dove avrebbe fatto veramente male: il suo finanziamento.

La settimana scorsa, qualcuno finalmente ha esposto una “ragione” per cui l’amministrazione Obama era stata così impotente nel colpire la macchina del finanziamento dello Stato islamico. In un’intervista a PBS di Charlie Rose, il conduttore ha chiesto perché prima degli attacchi terroristici di Parigi, gli Stati Uniti non avevano bombardato le infrastrutture petrolifere o le cisterne piene di petrolio dello Stato Islamico. L’ex vice direttore della CIA Michael Morell ha risposto che Barack Obama non ha ordinato il bombardamento delle infrastrutture di trasporto del petrolio dell’ISIS perché era preoccupato per i danni ambientali.

Sul serio.

Non abbiamo colpito i pozzi di petrolio, i pozzi di petrolio che controlla ISIS, perché non volevamo fare creare ambientali, e non volevamo distruggere tale infrastruttura.

In altre parole, si può dare la colpa di tali epidemie recenti di attività terroristiche, come gli attentati di Parigi e l’esplosione dell’aereo russo sulla penisola egiziana del Sinai, alla posizione di Obama di non inquinare l’atmosfera con le conseguenze tossiche della distruzione dell’infrastruttura dell’ISIS.
Brillante.

Morell ha anche detto che la Casa Bianca era preoccupato per la distruzione di infrastrutture che potrebbero essere utilizzate dal popolo siriano. Quale profonda preoccupazione per un popolo che è stato traumatizzato negli ultimi cinque anni a causa dello sforzo finanziato dagli Stati Uniti per destabilizzare la nazione tramite l’addestramento e finanziamento di “ribelli moderati” il cui unico scopo era e resta la deposizione di un altro presidente eletto, e dove l’emergere dello Stato Islamico ha portato alla più grande ondata di profughi verso l’Europa dalla Seconda Guerra Mondiale!!

Ma torniamo alla presunta decisione di Obama che non inquinare l’ambiente è più importante di fermare l’arteria di finanziamento che mantiene l’ISIS nel mondo degli affari.

Così questa è la logica: il cambiamento climatico conduce al terrorismo, ma non si può debellare la fonte primaria di finanziamento della più grande minaccia terroristica nel mondo, lo Stato islamico, per il rischio che potrebbe portare a danni ancor maggiori per l’ambiente e il cambiamento climatico.

Nel frattempo, le vere ragioni dietro l’enorme accumulazione di ricchezza dello Stato Islamico: il commercio illegale di petrolio agevolato da uno Stato membro della NATO, la Turchia, il cui presidente e suo figlio raccolgono miliardi di profitti illeciti utilizzando la carta del petrolio dello Stato Islamico che mettono a disposizione di Israele e altre organizzazioni internazionali che acquistano il petrolio a basso costo dell’ISIS e che vede coinvolti operatori delle materie prime “di tutto rispetto”, come Trafigura e Vitol. (fonte)

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